Il casco è segno di rispetto, per stessi e per gli altri

da Silvano
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Più volte al giorno, durante la nostra attività di noleggio bici, si ripete questa stessa scena: una persona ci chiede una bici, le si propone la più adeguata per l'utilizzo previsto e per la sua taglia, ed infine si passa a "Bene, ora proviamo il casco". A questo punto una risposta molto comune, circa nel 40% dei casi, è la seguente: "Ma è obbligatorio?".

Con un sorriso, e cercando di essere il meno moraleggianti possibili, rispondiamo: "Non è obbligatorio, ma noi lo consigliamo vivamente e lo includiamo nel prezzo del noleggio. È gratis, insomma".

Seguono due possibili scenari: il cliente che "si fa convincere", e quello fermo nella sua decisione. Di prassi evitiamo di entrare in discussione rispetto alle "motivazioni" addotte da questi ultimi (che vedremo tra un attimo), ma per dovere di cronaca citiamo un terzo scenario, che purtroppo si verifica spesso: è quello di un adulto che dice al proprio figlio, minorenne o giù di lì, "Io il casco non lo metto, tu lo vuoi, amore?". Come possiamo immaginare, il figlio spesso seguirà il genitore nel suo comportamento, ma talvolta assistiamo a situazioni esilaranti nelle quali il figlio fa, al contrario, la scelta più saggia.

L'utilizzo del casco è ormai totale (e obbligatorio) nel ciclismo professionistico, quasi del tutto affermato nei ciclisti amatoriali, ma scarso nei ciclisti occasionali. Le giustificazioni che più di frequente ci capita di ricevere per questa mancata scelta di prevenzione sono:

  • - Non è obbligatorio: la scelta di introdurre un obbligo di legge è sempre controversa; tuttavia si è rivelata vincente in altre occasioni di prevenzione, come le cinture per l'auto o il casco per la moto. In altri Paesi (es. Svezia),  nonostante non vi sia alcun obbligo, la diffusione del casco è molto elevata anche in ciclisti occasionali o in chi utilizza la bici per delle commissioni.

  • - Vado piano: per piano che si vada, una semplice caduta ai 20 km/h può avere ricadute molto gravi, specialmente se coinvolge la testa, e questa non è protetta da un casco. Si può cadere per una buca non vista, per una frenata brusca, per un insetto che si insinua tra gli occhiali e il viso, o anche per colpa di altri!

  • - Vado in ciclabile: questa è una vera distorsione percettiva perché proprio nei luoghi e nei momenti più affollati da ciclisti occasionali, genitori con carrozzine, camminatori, pattinatori, come risulta essere la ciclabile di estate, è maggiore il rischio di incidente.

  • - È scomodo: oggi esistono modelli per tutte le esigenze, da caschi integrali per la discesa a caschi estremamente leggeri, ventilati e fondamentalmente quasi impercettibili quando indossati. Anche l'effetto a lungo termine sui capelli è ormai da tempo stato negato, e per chi ha i capelli lunghi ci sono modelli con un'apposita feritoia per far passare la coda.

  • - Non lo metto neanche a casa: sembrerebbe un'assurdità, ma siamo arrivati a spiegarci questo ragionamento con il fatto che mettersi il casco ci possa rendere consci del fatto che il pericolo esiste, mentre alcuni preferiscono non pensarci.

Noi siamo di parere opposto, e pensiamo che la scelta di utilizzare il casco sia un segno di rispetto, sia per il ciclista che per gli altri: è pienamente evidente come il suo utilizzo, in caso di caduta, possa arrivare a salvare la vita al ciclista (e a chi scrive l'ha fatto almeno una volta); d'altro canto, come per tutti i casi di incidente, a rimetterne non è solo il singolo ma la società nel suo complesso, che in qualche modo deve prendersi cura dell'infortunato.

Pertanto, una volta scelto di indossare il casco, è importante valutare:

- la tipologia di casco più adatta al nostro utilizzo, sia per non eccedere che per non lesinare sulla protezione;
- la dimensione e la regolazione: la vestibilità ed il comfort sono importanti, ma altrettanto lo sono la regolazione interna ed esterna, affinchè il casco avvolga sempre correttamente la testa (davanti deve scendere circa a metà fronte), rimanga sempre ben adeso ed assicurato al capo dalla fibbia esterna (che deve rimanere chiusa).